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La storia della città di Detroit è relativamente recente, se paragonata a quella, ad esempio, delle città europee. Tutto ebbe inizio il 24 luglio del 1701 con lo sbarco di Antoine de La Mothe Cadillac sulle rive del fiume Detroit. Il 5 giugno 1701 Cadillac partì da Montreal con un equipaggio costituito da cento Francesi- Canadesi e cento Indiani Algonquin a bordo di 25 grandi canoe per stabilire un nuovo insediamento francese lungo le rive inferiori dei Grandi Laghi. Ad accompagnare l’equipaggio vi erano anche due luogotenenti, due preti, cinquanta soldati e cinquanta fra viaggiatori e coloni. L’equipaggio, una volta giunto al lago Huron, seguì la linea costiera orientale, passò il lago St. Claire e giunse a Grosse Isle sul Detroit River. All’imbrunire del 23 luglio, dopo aver affrontato un viaggio di circa 600 miglia, si accamparono presso Grosse Isle. Il mattino seguente, si misero alla ricerca di un luogo adatto alla costruzione di una città fortificata Cadillac chiamò il forte Fort Ponchartrain du Detroit, in onore del Ministro della Marina francese, il Conte Ponchartrain.

Il piano di Cadillac consisteva nel trasformare il forte in un’importante e strategica sede commerciale. Non appena la notizia della fondazione del nuovo insediamento cominciò a diffondersi, furono in tanti a spostarsi verso Detroit per commerciare. Nel giro di pochi mesi, nel villaggio, sbarcarono un gran numero di coloni francesi: nel 1710 le famiglie francesi erano 74.

Nei pressi del forte si stabilirono gli Ottawa, gli Hurons, i Potawatomi e i Fox Indians, tribù rivali che fino a quel momento avevano vissuto lontane, si ritrovarono a vivere fianco a fianco e a contendersi la protezione e le opportunità di commercio offerte dai francesi. La convivenza tra i circa seimila Indiani e i francesi proseguì pacificamente sino al 1712 quando i Fox Indians, alleati con gli Inglesi, promisero che avrebbero sorpreso e catturato gli abitanti di Detroit. Il piano, programmato da mesi, iniziò con lo stanziamento dei Fox capeggiati dal capotribù Lalima, a poca distanza dalla zona nord del forte. L’attacco dei Fox durò diciannove giorni e si concluse con la loro ritirata. Le tribù degli Huron, degli Ottawa e dei Potawatomi dimostratisi fedeli ai francesi, si imposero sui Fox Indians. Da quel momento, ebbe inizio il regime francese.

Tuttavia, in quegli anni il conflitto per la supremazia tra Francia e Inghilterra dominava il panorama politico europeo e interessò anche le colonie del Nord America, ma per gli statisti europei il conflitto nel Nord America era solo un evento secondario. Quando nel 1754 scoppiò la cosiddetta Guerra dei Sette Anni, la situazione apparve, però, ben diversa: il conflitto, iniziato in Pennsylvania e non in Europa, si scatenò per il controllo del territorio e non del trono ed ebbe effetti dirompenti sul sistema europeo di alleanze e sugli equilibri di potere. La guerra terminò nel 1760 e costò ai francesi la perdita di quasi tutto l’impero del Nord America. Nello stesso anno, il 29 novembre, la guarnigione francese abbandonò Detroit consegnandola nelle mani degli inglesi: si avviava così il periodo definito da Martelle the British decades.

Quando gli inglesi acquisirono il controllo della città scopriono che Detroit contava circa duemila abitanti e trecento edifici.

Con l’acquisizione della città da parte degli inglesi, l’intensa rivalità tra Francia e Inghilterra per il commercio delle pelli poteva considerarsi conclusa e i britannici riuscirono, così, a incrementare notevolmente le vendite nel settore.

Tuttavia, la tranquillità a Detroit durò ben poco: nell’aprile del 1763 il capotribù degli Ottawa Pontiac convinse le tribù degli Huron, dei Potawatomie e dei Chippewa a sottoporsi alla sua leadership: ebbe così inizio la cosiddetta Guerra di Pontiac tra gli Indiani e gli Inglesi.

Il tentativo di assedio a Detroit ad opera degli Indiani per la cacciata degli europei fallì e fu lo stesso Pontiac a dichiarare la resa.

Dodici anni più tardi, però, le insofferenze degli abitanti delle colonie nord americane nei confronti degli inglesi divennero insostenibili. Nel 1775 ci furono i primi scontri armati fra le milizie dei coloni e l’esercito inglese nei pressi di Boston. Gli scontri si estero ben presto anche alle altre colonie ed evidenziarono l’inferiorità militare di queste ultime rispetto a un esercito, quello inglese, fra i più potenti del mondo in quel periodo.

Dal punto di vista militare, le prime fasi del conflitto non furono, dunque, favorevoli agli americani. La prima seria sconfitta alle truppe britanniche arrivò, infatti, solo nel 1777 a Saratoga. A favore degli indipendentisti cominciarono però ad agire alcuni importanti fenomeni esterni quali ad esempio la solidarietà dell’opinione pubblica europea e soprattutto degli intellettuali di matrice illuminista e il supporto di volontari provenienti da diversi paesi europei (il polacco Tadeusz Kosciuszko o il francese La Fayette).

L’aiuto decisivo ai ribelli americani giunse, però, dall’intervento in loro favore delle potenze europee rivali dell’Inghilterra che videro nella guerra d’indipendenza l’occasione propizia per rifarsi delle sconfitte subite nella guerra dei Sette anni o per rimettere in discussione la superiorità navale e mercantile della Gran Bretagna.

Durante la Rivoluzione, Detroit, nonostante l’arrivo di circa trecento soldati inglesi, non fu teatro di battaglie, ma servì sia come base per l’invio di truppe in Ohio, sia come prigione per i quasi cinquecento americani fatti prigionieri dalle truppe inglesi.

Nell’estate del 1781 l’arrivo di una flotta francese consentì agli americani di passare al contrattacco e porre sotto assedio Yorktown, in Virginia. Con la resa di Yorktown, la guerra poteva dirsi conclusa.

L’anno successivo furono avviate le trattative di pace che si conclusero con la stipula del trattato di Versailles del 1783 con il quale la Gran Bretagna riconosceva l’indipendenza delle tredici colonie, ma conservava intatto il resto del suo impero salvo alcune concessioni a Spagna e Francia.

De Tocqueville (1835) a proposito degli esiti della rivoluzione scrisse: «gli emigranti che si stabilirono in America al principio del XVII secolo liberarono in certo modo il principio democratico da tutto ciò che nella vecchia Europa lo soffocava e lo trapiantarono nel nuovo mondo, dove è cresciuto liberamente e, progredendo coi costumi, si è sviluppato nelle leggi».

L’assemblea costituente che si incaricò di redigere la nuova costituzione radunava gli intelletti migliori e le anime più nobili che fossero mai apparse nel nuovo mondo, George Washington la presiedeva. Il corpo delle leggi organiche da essa deliberate fu adottato dal popolo, e tutti gli Stati lo approvarono successivamente. Il nuovo governo federale entrò in funzione nel 1789.

Il Michigan divenne parte degli Stati Uniti d’America, sebbene gli inglesi rifiutarono di abbandonare Detroit sino al 1796 quando dichiararono la resa al Capitano dell’US Army Porter: a tredici anni dalla fine della Rivoluzione Americana, anche Detroit divenne ufficialmente una città degli Stati Uniti d’America.

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Written by : Cesare Gigli