Sono ormai due mesi che la guerra in Ucraina è iniziata, e molti di più da quando questa è stata minacciata. Sono anche otto anni che la situazione in Donbass e Crimea era critica. Con la veemenza che è solita quando si discute su narrazioni imposte, ci si è divisi subito, quasi in maniera tifosa, tra chi è favorevole a un impegno nel conflitto (i “guerrafondai”) e chi invece vede nella pace l’unica via di uscita da questa tragedia (gli “amici di Putin”).

Provare a riflettere senza farsi condizionare dal vocio spesso fastidioso perché poco interessante che colpisce soprattutto le persone, come chi legge e il sottoscritto, che vorrebbero cercare spunti di riflessione perché convinti che non esistano ragioni e torti assoluti, ma solo vittime, diventa sempre più difficile.

Mi ci provo io. Sono riflessioni nate dal confronto con chi ha molte più certezze di me. Al di là delle posizioni di ognuno di noi, io credo che riflessioni come queste nascano proprio da questo: dall’incontro di una certezza con un dubbio.

Partiamo da ciò che dice la Costituzione all’articolo 11. Non perché sia il Vangelo, ma perché è uno dei principi fondamentali si cui abbiamo tutti noi deciso di basare il nostro vivere assieme.

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;

consente, in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Al tempo stesso, abbiamo evidentemente un aggressore e un aggredito. Non sono giudizi morali, questi: c’è uno stato che ne ha invaso un altro. Se anche Putin avesse ragione da vendere (e non lo penso affatto), rimarrebbe comunque un aggressore.

Per l’articolo 11, quindi noi non possiamo appoggiare Putin. Ha “offeso”. Fino qui, mi sembra che rientriamo nel campo delle ovvietà. Certo, abbiamo anche noi assieme ad altri invaso – per rimanere in questo secolo – almeno due nazioni sovrane come Iraq e Afghanistan, ma avevamo ragione, giusto? Cioè, in Afghanistan dovevamo liberare la popolazione da un regime di terrore che nascondeva Bin Laden, mentre in Iraq dovevano liberare la nazione da un dittatore che opprimeva il suo popolo. Ecco. Questa disparità di vedute che prevede il fatto che ciò che viene fatto da una parte sia “giusto” e la stessa cosa fatta da qualcun’altra è “sbagliata” a me lascia molto molto perplesso. Non ho queste sicurezze. Per me, Putin è un satrapo che sbaglia esattamente come abbiamo sbagliato noi.

Ma c’è un altro aspetto da considerare. La guerra come offesa è ripudiata, ok, ma come difesa? In questi giorni in tanti hanno sviluppato concetti elaborati sul fatto che la guerra come difesa non è ripudiata dalla costituzione, citando opinioni di esperti, sentenze, etc. etc. Ho notato che in questi casi servono tantissime parole per giustificare la guerra, anche se solo come strumento di difesa (l’articolo 11 ne prevede pochissime: è segno che le cose brutte, per essere accettate, necessitano di narrazioni più complesse. Ma qui sconfiniamo nella filosofia)

Ma vediamo CHI si deve difendere. Che non siamo noi a doverci difendere mi sembra chiaro: l’Italia non vede l’integrità del suo territorio né la sua indipendenza istituzionale minacciata. Ci sentiamo in dovere di difendere invece un territorio minacciato diverso dal nostro. È quel “diritto internazionale” in cui crediamo a essere minacciato.

È ovvio che come Italia e come UE (io invito sempre a vedere più la UE che l’Italia: è l’unica maniera per ragionare in termini di equilibri politici esteri) abbiamo fatto delle scelte, da questo punto di vista: scelte di campo molto evidenti. A esempio, come dicevo prima, non abbiamo difeso l’Iraq o l’Afghanistan da un’invasione straniera (anzi, mi sembra che in quel caso fossimo noi tra gli invasori). E questo va benissimo: Ritenevamo Iraq e Afghanistan nemici dei nostri valori e non potevamo far altro che intervenire.

Ed ecco il problema vero, per me, a cui accennavo prima. Tutto questo presuppone che ci siano altri popolo che hanno valori diversi dai nostri, e che abbiano visto nei nostri interventi quello che noi – giustamente – stiamo vedendo nella Russia di Putin: la pretesa di imporre il NOSTRO ordine a qualcun altro, senza premurarsi di giustificarlo. Non solo: qualcuno potrebbe dire che il “blocco occidentale” (se parlate con queste persone, vi accorgerete come noi per loro siamo tutti “americani”: siamo sicuri che ci piace questo modo di essere percepiti?) interviene direttamente solo dove è sicuro di vincere (come ha fatto Putin con l’Ucraina, sbagliando anche i calcoli, oltretutto: ma gli USA in Afghanistan hanno fatto lo stesso errore). In Corea del Nord, nazione che rinnega tutti i valori in cui crediamo fortemente, non mi sembra siamo mai intervenuti dal 1950 in poi…

CI sono infinite altre obiezioni, intendiamoci, che sono fondatissime: si potrebbe dire, a esempio, che la Russia non è intervenuta perché minacciata, ma PRETENDENDO di decidere come all’interno di uno stato sovrano venivano gestite delle minoranze indipendentiste. Verissimo. Ma nel 1999 la NATO (quindi, anche noi) decidemmo lo stesso col Kosovo (la narrazione delle stragi umanitarie è la stessa: il fatto che la nostra sia vera e quella russa no, è una nostra opinione purtroppo, e sottolineo PURTROPPO), con l’aggravante che la NATO è solo un organismo difensivo.

Insomma, secondo me come “occidente” (che è una brutta definizione, lo riconosco: ma è quella che una buona parte del mondo vede. UE e USA hanno invece storie e interessi diversi, come diceva la Merkel. Oggi è il caso di dirlo ancora più forte…) non abbiamo titolo giuridico e morale per parlare di guerra di difesa.

Lo abbiamo invece per storia e cultura Europee, il nostro VERO contributo al mondo come vecchio e stanco continente, a parlare di PACE.

Perchè dopo secoli, sappiamo cosa vuol dire guerra. Senza andare troppo in là con gli anni, i periodi più fiorenti in Europa dell’era moderna sono stati la Belle Epoque (Francia e Germania in pace per 45 anni) e l’immediato dopoguerra (Schumann, Adenauer, De Gasperi e se vogliamo stare alla storia italiana un PCI che con tutte le sue contraddizioni ha rappresentato i lavoratori e le classi meno difese) con la voglia di pace molto forte. Ma allora, la maggior parte delle persone la guerra l’aveva vissuta. Adesso, quasi tutti noi non l’abbiamo mai “vista”.

Il pacifismo secondo me è questo, non il voler prendere le parti di Putin, satrapi e Zar (la Russia ragione in termini di Zar indipendentemente dal colore politico, Zar era Ivan il terribile, Pietro il Grande, Caterina, Stalin e Putin. Così come la Cina ragiona in termini di imperatori e dinastie: quella del PCC è una dinastia, e da Mao a Xi Jin Ping si sono succeduti imperatori).

Chiudi con un’ultima considerazione: è più che evidente che questa schifezza iniziata il 24 febbraio ha delle motivazioni economiche sulla base delle quali in tanti stanno morendo e perdendo le loro case: vogliamo anche cominciare a pensare a modelli sociali non così dipendenti dall’economia e dalla finanza? È utopistico per ora, ma lo era anche il capitalismo sotto il feudalesimo. Altrimenti sembra che la “globalizzazione” sia solo intesa come “tutto il mondo deve conformarsi al mio modello sociale”…

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Written by : Cesare Gigli