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l 1965 si apriva, per i Beatles, con un progetto ben definito che li avrebbe portati alla metà dell’anno a pubblicare due 45 giri, un LP e un film; il secondo musicarello (come diremmo in Italia).

 

Il primo disco a 7 pollici fu “Ticket to Ride”. Il lato A entrò poi nel film. Era, fino a quel momento, la canzone più lunga dei Fab Four (quasi tre minuti e venti secondi); ma soprattutto per la prima volta dopo Love me Do veniva abbandonata la musica “ye-ye” per atmosfere diverse, più soft, e armonie più ricercate, con accordi lunghi e distorsioni quasi psichedeliche. I 4 ragazzi, la “boy-band”, per chiamarli con un termine che sarebbe diventato di moda decenni dopo, erano maturati. Ora, la musica cominciava a diventare anche ricerca, e i risultati con tardarono ad arrivare. Per “placare” i fan, John (che cantò entrambe le canzoni del 45 giri) decise di mettere sul lato B “Yes it is”, una “riscrittura di This Boy”, come ammise lui stesso. Canzone che infatti nel film (e nell’album) poi non entrerà.

Ma “Ticket to Ride”, con i suoi testi tristi, i suoi doppi sensi neanche troppo velati, i suoi strafalcioni grammaticali e sintattici (she don’t care…) è la porta di entrata del gruppo nel fase adulta. Se pensiamo ai capolavori che ci hanno regalato nel 1965, “Ticket to Ride” è l’antipasto.

 

La stessa ricerca di testi più complessi, e un’elaborazione migliore di ciò che John aveva fatto con “I’m a Loser”, avviene con “Help!”: una vera richiesta di aiuto e – a dispetto della musica allegra – una canzone drammatica. In quel 45 giri sul lato B c’era “I’m Down”, una canzone che poteva sembrare come “Help!” una richiesta di aiuto: “You telling lies thinking I can’t see, You don’t cry cos you’re laughing at me, I’m down”. Canta Paul. Eppure non si coglie la drammaticità narrativa di John. Paul (e le differenze tra i due cominciano qui a evidenziarsi sempre di più) è gioioso anche quando canta di un amore non corrisposto. Anche quando lo urla in una canzone bellissima come questa. John, che lo sa (e che musicalmente ha sempre avuto il massimo rispetto per l’amico, anche nel periodo di maggior tensione) lo segue nelle esibizioni live di questo pezzo (suonando un organo in modo gioioso).

Ed ecco il film (e il disco abbinato): dopo l’iniziale titolo “Eight arms to hold you”, che compariva anche nella back cover del 45 giri di Ticket to Ride, prese il nome della “Title track” ad aprile del 1965, solo tre mesi prima dell’uscita. Il budget stavolta era maggiore rispetto a quello di “A Hard Day’s Night”, e il film fu infatti girato a colori e in diverse nazioni, oltre che in Inghilterra: Austria e Bahamas, in particolare. Il regista era lo stesso del primo.

 

Al di là della trama non particolarmente profonda (una parodia di 007, ma parliamo pur sempre di un film che serve a giustificare delle canzoni), è interessante vedere come l’immagine che si voleva dare dei Beatles fosse estremamente rassicurante, proprio mentre i quattro cominciavano a scoprire gli effetti di Marijuana e altre droghe (LSD, probabilmente), anche perché i ritmi di vita cominciavano a essere non più sostenibili, tra tournée massacranti e obblighi di scrittura di canzoni. Soprattutto, mostrava un’unione che cominciava – non per inimicizia, ma semplicemente perché i quattro stavano diventando grandi, a sfaldarsi. Ringo era famoso (il più famoso dei quattro) negli USA, George aveva conosciuto e si era innamorato follemente di Pattie Boyd (che ritroveremo nella storia), Paul viveva ormai con la sua fidanzata Jane Asher e componeva da solo, John con moglie e figlio piccolo perseguiva interessi suoi personali, che si sarebbero concretizzati negli anni a venire.

 

Il lato A del disco erano le canzoni “nuove” che facevano parte della colonna sonora del film, mentre nel lato B c’erano delle canzoni non del film, e soprattutto le ultime due cover dei Beatles, che fino al tradizionale “Maggie Mae” di LeT It Be, ultimo album, non avrebbero più cantato altro che non composizioni loro.

 

Un album – anche questo – molto fatto di fretta, con poco lavoro – soprattutto sulle canzoni riempitivo”, ma che per qualunque altra band sarebbe il sogno di una carriera: basti pensare che, oltre a Help! E Ticket to Ride, già uscite su 45 giri, il lato B prevedeva, come penultima canzone, una certa “Yesterday”, il brano con più cover della storia della musica. Non lo sapevano, ma erano già diventati immortali. Vediamole, alcune canzoni:

The Night Before è un tentativo di fare una canzone con domanda e risposta tra solista e coro. Tentativo riuscito bene, secondo chi scrive. Altro brano del genere è You’re Going to Lose That Girl

You’ve Got to Hide your Love Away è John che lavora con solo strumenti acustici (per la prima volta nella storia del gruppo), e con la presenza di un flauto (prima volta di qualcuno non dello studio EMI che suona con i Beatles: anche se non accreditato)

I Need You segna il ritorno di George alla composizione. Nell’album avrà due pezzi: questo è You Like me Too Much. Entrambi dedicati a Pattie Boyd, non sono particolarmente apprezzati dall’autore

Act Naturally è la canzone di Ringo.

Yesterday la conosciamo ormai tutti. Su una melodia (meglio: un accenno di melodia) che Paul aveva in testa probabilmente già dalla fine del 1963 venne costruito il primo abbozzo della canzone. Il titolo “scrambled eggs” (uova strapazzate) era un tentativo di mettere le parole giuste sulla musica. “Scrambled eggs, oh, my baby, how I love your legs”. Poi arrivò l’illuminazione del rimpianto e del dispiacere, la scelta di registrare il pezzo completamente da solo e con un quartetto di archi (Niente vibrato: Paul, che non conosceva la musica, sapeva però come gestire gli archi: il talento dei Fab Four si vedeva anche da queste cose). Era una canzone di Paul e basta. Che infatti la registrò da solo, con l’accordo degli altri tre. George Martin lo sapeva benissimo ma Brian Epistein, il manager, vietò di “dividere” i Beatles.

Dizzy Miss Lizzy, infine, è la cover “urlata” di John in stile “Twist and Shout”. Non si capisce perché sia immediatamente dopo Yesterday, con la quale non c’entra nulla, ma probabilmente Paul McCartney stesso non aveva capito la potenza della canzone che aveva composto.

 

Ecco qui: un album dove Paul entra sempre di più nella produzione, nella composizione, nelle esecuzioni, comportandosi da “capetto”; John che pur essendo ancora leader, lo diventa in coabitazione. E pezzi immortali che cominciano ad arrivare.

 

Il 1965 si sarebbe chiuso ancora meglio, ma possiamo dire, come già qualcun altro che Help! sia l’album che più di tutti dà la misura della grandezza dei Beatles: quale altro gruppo potrà mai pubblicare un LP che include Yesterday, Help! e Ticket To Ride, eppure non viene minimamente preso in considerazione come il proprio miglior lavoro?

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Written by : Cesare Gigli