Eletto al primo scrutinio. Primo, e finora unico, sotto i sessanta anni. La successione a Pertini, il 24 giugno 1985, sembra rivoluzionaria.

Cossiga è in quel momento il presidente del Senato. De Mita, in quel momento “dominus” della DC, vuole un presidente condiviso da tutti, non solo dalla maggioranza di governo (solito sgambetto a Craxi).

E così, esce fuori il nome di Cossiga. Personaggio controverso all’epoca degli anni di piombo (come ministro dell’interno fu fautore di una linea dura criticata da molti), nel 1985 godeva invece di un consenso trasversale, anche se il PSI storcerà il naso e il MSI lo osteggerà apertamente.

Eletto con 752 voti (la maggioranza era di 674) fu dichiarato presidente da Nilde Iotti, una comunista.

Per cinque anni rimase buono, poi nel 1990, alla caduta del muro di Berlino, cominciano le sue esternazioni da ciclotimico, annunciate dalla frase “mi voglio togliere qualche sassolino dalla scarpa”. Se la prenderà con Tutti, persino con Pippo Baudo. Andreotti cerca di “depotenziarlo” scoperchiando il vaso di Pandora di Gladio (struttura clandestina che avrebbe impedito l’avvento democratico del PCI al potere), ma lui reagisce “buttandosi ancora di più a destra”, come direbbe Totò.

Troverà alleati quelli che al quirinale non lo volevano, in una sorta di nemesi storica: il PSI e l’MSI. 

Nel 1992 terminerà l’incarico, assieme al sistema di potere che ha retto l’Italia per quasi 50 anni.

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Written by : Cesare Gigli