Il 15 giugno 1844 Charles Goodyear ottiene un brevetto per il suo processo di rafforzamento della gomma, la “vulcanizzazione”. Brevetto sfortunato, come tutta la vita del povero Charles.

Senza quella scoperta, la società moderna non avrebbe potuto avere tanti beni e servizi che oggi consideriamo ovvii, eppure…

La gomma è un estratto dalla corteccia di alcune piante brasiliane, che i nativi chiamavano caucciù. Alla fine del XVIII secolo sembrava la soluzione per tanti problemi come ad esempio rendere impermeabili i vestiti, si era rivelata meno utile di quanto previsto, e già nel 1830 “la febbre della gomma” era passata.

Il nostro protagonista da ragazzo aiutava il padre in un negozio di ferramenta che fallì come gran parte delle imprese cui si dedicò. Eppure per tutta la vita fu ossessionato dai misteri della “gomma elastica”. Si racconta che Goodyear, in prigione per debiti, si sia fatto portare dei campioni di gomma per studiarne le caratteristiche e migliorala. Tornato a casa, provò allora a scaldare la gomma con magnesia, ma i vicini protestavano per la puzza; provò molte altre sostanze e, facendosi prestare dei soldi, cercò di produrre sovrascarpe di gomma che erano una peggio dell’altra. La grande crisi economica americana del 1837 lo gettò sul lastrico e si ridusse a vivere con la moglie e il figlio mangiando il pesce che pescava nel porto di Boston.

Nel 1839, sempre nella miseria più nera, viveva a Woburn, nello stato del Massachusetts destinata a diventare celebre proprio per la scoperta della vulcanizzazione; in quell’inverno, Goodyear lasciò una miscela di gomma e zolfo su una stufa; la miscela prese quasi fuoco e fu gettata nella neve fuori dalla finestra; quando fu raffreddata si rivelò un materiale del tutto diverso: era ancora una gomma elastica, impermeabile all’acqua, ma era resistente al calore, facilmente lavorabile e trasformabile in oggetti utili. Il caso aveva premiato l’uomo che aveva dedicato tutta la sua vita a trasformare la gomma greggia nel materiale più importante della storia, quello che si sarebbe chiamato “gomma vulcanizzata”.

Dopo un altro inverno di miseria, malattie, lutti familiari (dei dodici figli sei morirono nell’infanzia) Goodyear finalmente trovò degli industriali che riconobbero l’importanza della scoperta che però egli non aveva ancora brevettato. Goodyear mandò vari campioni della nuova gomma in Inghilterra e uno di questi cadde sotto gli occhi del pioniere inglese della gomma, già ricordato, Thomas Hancock, quello che, nei venti anni precedenti, aveva invano cercato di ottenere della gomma di qualità accettabile commercialmente.

Hancock notò la presenza di tracce di zolfo nella gomma vulcanizzata e immediatamente brevettò, nel 1843, l’effetto vulcanizzante dello zolfo, portando via a Goodyear la scoperta che egli aveva fatto quattro anni prima. Quando Goodyear presentò la domanda per un brevetto, il 15 giugno 1844, scoprì che Hancock lo aveva preceduto di poche settimane.

Goodyear presentò, alle fiere mondiali di Parigi e Roma del 1850, i suoi oggetti di gomma vulcanizzata, riscosse un grande successo, ma finì di nuovo in prigione per debiti, con tutta la famiglia, per due settimane, perché non aveva ancora riscosso il compenso per il suo brevetto. In prigione ricevette la croce della Legion d’Onore assegnatagli dall’imperatore Napoleone III.

Quando morì nel 1860 Goodyear lasciò 200.000 dollari di debiti alla famiglia; come testamento scrisse che “la vita non si può valutare soltanto sulla base dei soldi; non mi rammarico di avere seminato e che altri abbiano raccolto i frutti del mio lavoro. Un uomo deve rammaricarsi soltanto se ha seminato e nessuno raccoglie”. Nel 1860, l’anno in cui morì, furono scoperti i motivi chimici che rendevano la vulcanizzazione così importante.

40 anni dopo la sua morte l’imprenditore Frank Seiberling  acquistò il primo impianto della vecchia società di Charles, e fondò la Goodyear Tire & Rubber Company, che è diventata poi una della maggiori al mondo, ma senza alcun legame con l’inventore iniziale che non fosse il nome medesimo.

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Written by : Cesare Gigli