Buon compleanno, stadio Olimpico. Oggi sono 67 anni. Non si può certo dire che li porti bene: ti hanno rifatto così tante volte, come una bellezza che vuole sfuggire alle grinfie del tempo che scorre inesorabile. Quando sei nato, il 17 maggio del 1953, sei andato a sostituire il vecchio Stadio dei Cipressi. Eh sì, perché hai anche cambiato due nomi, nella tua storia. Dovevi assomigliare, nelle intenzioni del Duce, alla piazza di Siena, con le terrazze erbose tra le tribune. Poi sono arrivati i Mondiali del 1934, che hanno visto la maglia azzurra decorata con il fascio vincere la Coppa Rimet.

Dopo la guerra, per cancellare il ricordo dello stadio che doveva raccogliere le gesta della grande Italia sportiva e fascista, ti hanno rifatto il look. E sei nato tu, stadio Olimpico. In realtà non ti chiami ancora così, però. Sei lo stadio Dei Centomila, perché tanti posti ti hanno aggiunto per ospitare, qualche anno dopo, i Giochi di Roma 1960. Vieni inaugurato con la partita di calcio Italia-Ungheria. Ma non scorre solo il pallone, sul tuo prato. Sei anche l’arrivo di una tappa del Giro ’53 partita da Napoli.

E poi, i Giochi. Ti ricordi di quando Livio Berruti, uno studente piemontese di chimica he decise di sfidare gli uomini jet dell’epoca, tagliò per primo il filo del traguardo dei 200 sulla tua pista? Senza dimenticare i 100 metri di Armin Hary e le telecronache di Paolo Rosi, che ti hanno reso famoso già all’età di 7 anni. Una celebrità che ti sei portato dietro nel tempo fino ad oggi, quando ogni anno ospiti la tappa italiana del Golden Gala, il prestigioso meeting di atletica che vede affrontarsi solo i migliori.

Gli Europei di calcio del 1968 li vinciamo noi, sul tuo prato, e i romani illuminano i tuoi spalti con delle torce improvvisate con i giornali. Hai ancora oggi un mondiale di atletica fatto sulla tua pista (alto Femminile, Kostadinova 1987) e sei stato testimone del duello Bubka Vigneron, forse il più bello della storia del salto con l’asta. 

Poi ti hanno ancora rifatto il look, stavolta per i Mondiali del 1990: l’Italia deve farsi bella davanti al mondo, ma ti mettono una tettoia che copre tutti i posti a sedere e che toglie agli spettatori la splendida vista di Monte Mario. Sei meno bello di prima, ma la storia ti aspetta ancora: vedi gli occhi spiritati di Schillaci e il pianto di Maradona mentre la Germania alza la Coppa. 

E poi i concerti: Miles Davis, Pat Metheny, David Bowie, i Cure, i Rem. E Giovanni Paolo II. Il Sei Nazioni di rugby. Per il tuo sessantesimo compleanno hai ospitato l’unico derby della tua città che contasse qualcosa: quella finale di Coppa Italia del 26 maggio 2013. Auguri, caro stadio. (Rielaborazione da L’inkiesta)

Leave A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Written by : Cesare Gigli