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In occasione dell’anniversario dell’eccidio di Roccagorga, riproponiamo l’incipit del romanzo Ventuno Lustri, assieme ad alcune foto del primo anno dell’opera. Grazie a tutti quelli che hanno apprezzato il romanzo.

 


6 gennaio 1913


– Fuoco! Fuoco, perdio!
L’urlo rimbombò nella piazza, pochi secondi dopo che il suono secco di due colpi di arma da fuoco aveva sovrastato il feroce baccano fatto dalle urla delle persone, dai lanci di sassi e dallo scalpiccio degli stivali dei soldati che caricavano alla baionetta. Baccano simile a un lungo tuono che non si decideva a scomparire.
L’ordine di sparare, gridato da una voce ancora giovane, feroce e allo stesso tempo carica di paura, creò un silenzio istantaneo e irreale, come quando in un bosco un colpo improvviso del fucile di un cacciatore zittisce il chiasso creato dai versi degli animali presenti.

Le grida di furore e di panico della folla.
Il suono sordo che le povere ciocie dei contadini che scappavano facevano sul selciato.
Il passo quasi galoppante della truppa che caricava, con le lame inastate sui fucili ormai da ore.
Le imposte delle finestre sulla piazza che si chiudevano di fretta temendo il peggio.
Il battito dell’orologio che segnava le dodici.
Tutto questo fu congelato, come in un fermo immagine, da quel grido forte e violento, e che fu sentito ovunque nella piazza.
Dopo pochi attimi, a quell’urlo seguì un crepitio di armi come mai quel posto aveva udito prima. L’inchiesta svolta in seguito appurò che i colpi sparati dalla truppa furono ben 170, ed in meno di venti secondi.

Terminata quella gragnola di proiettili, ci fu di nuovo un attimo di silenzio totale: sembrava quasi che quella marea di persone su cui si era sparato ad altezza d’uomo dovesse ren- dersi conto dell’enorme violenza che aveva appena subito. Faceva freddo, molto freddo, ma il gelo che si percepiva non era solo quello dell’aria invernale, che prometteva neve. Era un vento di morte, che come una folata repentina aveva, in un istante, attraversato tutta la piazza, paralizzando le persone.

Poi, passato qualche secondo, cominciarono i gemiti e gli strilli. Si poterono percepire le urla di dolore dei feriti, le grida di terrore di chi vedeva qualche parente o amico steso per terra, immobile e ricoperto di sangue, le implorazioni di “Aiuto!” rivolte da persone in preda al panico verso non si sa chi. Il sangue era ovunque nella piazza, ed arrossava il terreno, ancora parzialmente coperto dalla neve caduta qualche giorno prima. Già alcune persone erano morte all’istante, e svariate decine erano i feriti, molti in maniera grave. Alla fine, le vittime sarebbero state sette.

 

 

 

 

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Written by : Cesare Gigli